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Gustav Klimt Judith I, 1901. Olio su tela 84 x 42 cm https://goo.gl/M4u7d5

Gustav Klimt, Judith I, 1901. Olio su tela 84 x 42 cm https://goo.gl/M4u7d5

02/11/2015

306 a.C. Il filosofo greco Epicuro di Samo fonda la propria scuola ad Atene, il Giardino. La sua filosofia, una delle più importanti dell’età ellenistica, vede il piacere come equilibrio dell’essere con sé medesimo, che eviti le lacerazioni e risparmi perciò il dolore, quindi in un modo molto diverso da quello attraverso il quale molti dei suoi avversari l’hanno tramandato (il piacere come godimento sensuale fino agli eccessi).

da Alessandro Magno e gli imperi ellenistici, a cura di Franca Landucci. Collana Grandangolo Storia del Corriere della Sera

Alzi la mano chi lo sapeva, che il concetto di epicureismo fosse diverso da quello “quale molti dei suoi avversari l’hanno tramandato”. Coraggio, non siate timidi 🙂
Io, ad esempio, non lo sapevo. Ero convinto fin dai tempi della prima superiore che l’epicureo fosse colui che si abbandonava al piacere fine a se stesso, all’insegna del chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza di lorenzomedicea memoria. Ne ero convinto, perché così era scritto sul mio testo di storia di quell’anno, e così l’ho imparato.

E invece no. Per tutto questo tempo mi sono sbagliato, indotto in errore dal curatore di quel testo scolastico. Errore che il mio insegnante di italiano e storia non aveva rilevato, peraltro. Che tipo, quell’insegnante. Era un arbitro di calcio dal cartellino facile, e dalla pronuncia un po’ alla gatto Silvestro.
La nostra prof di inglese, un giorno, ci aveva confidato che le ricordava il modo in cui i pakistani pronunciano la lingua di Shakespeare, e da quel momento per la nostra classe di sciamannati lui divenne “il pakistano”.
In gita scolastica gli avevamo anche cantato una canzoncina sul tema, composta da me. Lui aveva riso, ma non aveva capito l’allusione. Credeva che gli cantassimo “capitano”, altro che pakistano. Si era perfino inorgoglito, magari pensando che ne stessimo cantando le lodi. Invece noi lo si stava prendendo per i fondelli. Povera bestia. Non era male, come insegnante. Giusto un po’ pirla, di quelli convinti di essere dei dritti del genere “a me non la si fa”. Come no 🙂

Quest’oggi ho avuto modo di correggere tale mia errata convinzione, grazie al saggio sopra citato, e scoprire così che il Giardino di Epicuro doveva essere proprio un bel posto. Anch’io voglio essere un epicureo, sì sì.
Non mi sfugge, peraltro, che tale concetto di piacere, così centrato, equilibrato, pratico, oltre che diverso da quello tramandato dagli avversari e immediati successori di Epicuro di Samo, che ne hanno travisato (suppongo in mala fede) e screditato l’insegnamento, sia ben diverso anche da quello osteggiato dalla morale cattolica; per la quale il piacere dei sensi è peccato, poiché l’unica vera gioia proviene dal Signore.
(Dopo quest’ultima considerazione mi sento sempre più epicureo).

Neanche a farlo apposta, non poteva esserci pensiero più azzeccato per introdurre il momento che stavo per gustarmi, mentre leggevo quel passaggio. Stamattina ero in giro per commissioni e giunta l’ora di pranzo ho deciso di fermarmi a fare un boccone con calma sul posto.
Mi sono procurato qualcosa da leggere in edicola (sto riscoprendo il gusto per la storia, mia vecchia passione) e poi, incuriosito dal menu appeso all’esterno, sono entrato in un locale che di solito frequento la sera, per un the e due chiacchiere con qualche amica, ma che è a tutti gli effetti un ristorante.
Si tratta de La Boqueria, locale etnico informale e accogliente a conduzione familiare italo-marocchina, situato in Bra, sul lato ovest di piazza Carlo Alberto, nelle immediate vicinanze del Teatro Politeama. Se quest’ultimo riferimento vi ricorda qualcosa, vuol dire che non solo mi seguite sui miei vari blog, ma pure che mi leggete con attenzione. E di ciò vi ringrazio 🙂
In effetti, ne ho parlato in merito a una recente e lieta serata in buona compagnia. E direi che, fra il teatro e l’uno e l’altro locale, quello di cui vi ho già raccontato e quello di cui vi sto parlando ora, quest’angolo di Bra si sta delineando come un luogo assai felice, sotto svariati profili.

A parte la fresca simpatia del personale e la celerità del servizio, che già mi erano note, le pur non piccole aspettative che nutrivo quest’oggi sono state ripagate nel senso più ampio. No, non basta. Sono rimasto molto piacevolmente sorpreso, dalla varietà, e dai sapori, di quanto ho avuto modo di gustarmi per pranzo. Ecco, vi mostro le foto, che dicono da sole più di quanto possa dirvi io, nonostante la qualità degli scatti del mio smartphone non sia quel granché.

MixAntipasti

RisoManzoCurry

Come antipasto, un mix di flan di zucca alla cannella (quello rotondo) e, in senso orario, fagottini di pasta brick – impasto tipico marocchino – con tonno e patate, e pasticcio di melanzane alla parmigiana.

 

Come primo (e secondo), riso bicolore con ragù di verdure e manzo al curry.

 

 

 

 

Entrambi considerabili come piatti unici, sia perché completi dei nutrienti di base, carboidrati proteine e vitamine, sia per le porzioni, assai generose. Tanto che ho faticato a finire il riso con cotanto ragù; sarebbe bastato da solo, per saziarmi, ma non mi rammarico certo di non averlo saputo prima.
Un trionfo di sapori, con note insolite (per me) non solo per le spezie, ma proprio per gli accostamenti. Insolite ma parecchio gradevoli, sia chiaro.
Un sorprendente e godibile equilibrio; un autentico piacere epicureo.
Giustappunto.

Dulcis in fundo, il rapporto qualità-quantità-prezzo: tutto quest’ottimo ben di dio, più acqua, caffè e digestivo, 18 euro e cinquanta.

Non a caso, questo locale è molto ben considerato su TripAdvisor.
Ora (per quanto riguarda la ristorazione, come luogo di ritrovo in sé lo era già) anche da me 😉

 

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