Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

24/08/2015

Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune, che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore.

(Gandalf rivolto a Galadriel, in Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato)

Cari amici,

come (immagino) alcuni di voi, anch’io ricevo periodicamente le comunicazioni di Aavaz e Change.org, due community che promuovono petizioni e manifestazioni su questioni di interesse pubblico; la prima a carattere globale e ambientalista, la seconda più orientata nel locale e in ambito politico e amministrativo. (Le ricevo perché mi interessano, alcune iniziative le ho condivise e le ho anche sostenute.)

In particolare, da qualche tempo Change.org invita chiunque ritenga di avere un buon motivo perché si faccia portavoce di una propria petizione. Suppongo che esista un comitato di verifica di queste proposte individuali, anche perché penso ne debbano arrivare parecchie e sui più disparati argomenti, non tutti magari così meritevoli di attenzione da parte dell’opinione pubblica.
Per esempio, se a me venisse in mente di lanciare una raccolta di firme per chiedere il permesso di tenere un Gundam RX-78-2 a grandezza naturale nel giardino di casa mia (una cosuccia discreta come quella nella foto qui sotto, che ci starebbe proprio una favola soprattutto ora che siam vicini a Natale) dubito che potrebbe fregare qualcosa a molta gente, a parte una ristretta cerchia di amici appassionati di questo genere di cose.
Mi aspetterei, quindi, che un sito serio come Change.org, di fronte a una mia richiesta simile, mi rispondesse con un cortese ma fermo “no, grazie”, magari accompagnato da un sorriso di circostanza non privo di qualche imbarazzo.

Ebbene, qualche giorno fa ho ricevuto via e-mail, proprio tramite Change.org, quanto segue: #StopGiubileo.
Per amor di discussione, prendetevi un attimo e leggetelo anche voi.
Fatto? Bene. Che ne pensate?

A me, così, da profano, verrebbe da dire che l’ideatore di questa proposta (che non conosco, ne il web mi aiuta a conoscerlo meglio; forse si tratta di un privato cittadino come me, che però a differenza di me non solo ha a cuore l’interesse di un elevato numero di suoi simili, ma si adopera per preservarne quanti più possibile) è fin troppo moderato, tutt’altro che allarmista. Sinceramente, ai droni per uso civile, che con facilità possono volare ovunque e sfuggire a qualsiasi controllo, io non avevo pensato. E ora confesso che un po’ di paura in più ce l’ho. Molta di più.
E mi domando, stando così le cose, e di fronte alle solide argomentazioni espresse da questo signore nella propria petizione, se non sia il caso di andare oltre. Voglio dire, perché fermarsi al Giubileo? Perché non posporre a data da destinarsi il campionato di calcio e quelli di pallavolo, basket e rugby, per esempio, incluse ovviamente le partite delle nazionali? E poi, chiudere i teatri, i musei, le sale cinematografiche, i bar e i ristoranti, le sale da ballo, per limitare il rischio di attentati e fare in modo che non si possa dire, dopo, “di non aver fatto tutto il necessario per mitigare il rischio di una strage”?

Ancora meglio: perché non promuovere un bel decreto ministeriale che imponga a tutti i cittadini di non uscire di casa se non per andare al lavoro, se proprio non lo si può svolgere da casa propria, e magari istituire un sistema scolastico telematico in modo che gli scolari di qualsiasi età possano seguire le lezioni dal proprio pc o connessi tramite la tv in salotto, senza dover uscire ed esporsi ai suddetti rischi?
Si potrebbe anche ordinare la spesa on-line, o per telefono, e farsela recapitare dal supermercato più vicino; un servizio offerto da sempre più numerosi esercizi commerciali, anche se è chiaro che sarebbe necessario dotare gli addetti alle consegne di mezzi blindati, onde evitare che il loro servizio civico li renda dei facili bersagli dei terroristi; che potrebbero arrivare a considerarli il punto debole di un’altrimenti perfetta strategia preventiva, e bersagliarli con i droni esplosivi per tagliare la catena dei rifornimenti alla popolazione, asserragliata nelle proprie case.

Certo, come no.
Sapete che c’è? Dicono che anche a restarsene chiusi in casa, al sicuro, allineati e coperti, prima o poi si muoia lo stesso. E magari anche prima, che poi. Di consunzione. Si muore per mancanza di vita.
Che se almeno ci fosse un pericolo reale, concreto, tangibile, tanto isterico allarmismo sarebbe pure comprensibile. Ma quando mai. I nostri nonni riuscivano a condurre la propria vita quotidiana (grama, d’accordo, ma pur sempre vita) mentre per le strade giravano le SS, e quelli sì che facevano paura, anche perché ce n’erano tanti, erano una forza di occupazione militare. E noi rinunciamo a un viaggio, a un evento, a prendere il treno o la metropolitana, per paura di quei quattro sfigati che l’Isis ci aizza contro? Perché di quattro sfigati si tratta, non di altro. Non so se avete letto cosa scriveva giorni fa Gramellini in merito alla presunta “mente” degli attentati di Parigi del mese scorso:

Massimo Gramellini – Un terrorista piccolo piccolo

Ciò che è accaduto a Parigi la notte del 13 novembre è stato orribile, su questo siamo tutti d’accordo. Ma, una volta consumato lo sgomento e il doveroso cordoglio collettivo, cosa rimane? Vivere nella paura di uscire di casa non ha alcun senso, perché non c’è nessun motivo per cui avere paura più di quanti ce ne fossero prima di quel giorno.

(continua sulla seconda parte)

Annunci